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Un laboratorio in giardino

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Io passavo gran parte del mio tempo nel piccolo giardino attorno casa che era diventato il mio laboratorio.
A 10 anni ho costruito la prima casa delle galline in legno, riciclando bancali e linoleum. Questa casa è stata molto utile: mi ha permesso di scoprire come si schiude un uovo. A 13 anni ho cominciato a pensare ad un sistema per annaffiare tutte le piante di casa senza perdere tempo, mi sono ingegnato nel costruire un sistema di irrigazione costituito da un canale scavato sulla terra dove scorreva l’acqua e che poi si diramava in canali più piccoli che arrivavano alla base delle piante.
L’altra mia passione erano le invenzioni, come ero solito chiamarle.
Quella di cui vado più fiero è un sistema di allarme meccanico che faceva accendere le luci del giardino se qualcuno apriva il cancelletto di ferro che dava sulla strada, oppure una macchina da “gioco” fatta di tubi di cartone incastrati uno con l’altro su cui bisognava inserire una moneta con la possibilità che questa ne facesse cadere altre e quindi vincere un jackpot oppure perdere il gettone.
La cosa più eccitante è stata produrre la polvere da sparo usando la muffa delle pareti (che contiene nitrato di potassio) zolfo e carbone!!! Quando mi sono accorto che nel laboratorio del mio liceo c’era un barattolo di nitrato di potassio è stata la fine, ho provato a fare un fucile ma non ci sono riuscito.
Ancora ho in programma di costruire un arco in legno artigianale.
Credo lo farò quest’estate
Queste sono alcune cose.
Molto divertenti!

Federico Lodolini

Il primo videogioco

015

Io e mio fratello, di sei anni più grande di me, al tempo in cui eravamo bambini, non eravamo proprio fra i più tranquilli. Lui amava la tecnologia, e io, in completa emulazione del mio idolo, l’amavo altrettanto. Certo, una tecnologia che, nella fine degli anni settanta, oggi sarebbe chiamata archeologia dalla nuova generazione.
Comunque, avevamo un telelevisore. Uno. In bianco e nero. senza telecomando, naturalmente, quello con i tastoni a fianco, che giravi come manopole alla ricerca delle frequenze giuste. acquistato con sacrificio dai nostri genitori e tenuto come una reliquia. con il centrino sopra fatto di pizzo, posato con cura dalla mamma, per intenderci.
Ora, gli amici ricchi di mio fratello (ricchi per modo di dire, perchè riuscivano sempre ad avere il gioco più nuovo in commercio per primi rispetto a tutti gli altri “poveracci” dei loro amici…) avevano uno dei primi videogiochi usciti in commercio. E, naturalmente, mio fratello gli sbavava dietro come un san bernardo davanti ad una salsiccia.
“papà, Marco ha il nuovo videogioco, dai me lo compri anche a me?”
“quelle diavolerie? te lo scordi, e non pensare nemmeno di fartelo prestare, che se lo attacchi alla tv poi la rovina!”
Puntualizziamo: allora i videogiochi non erano “console” e non stavano in una mano. Erano degli scatoloni neri, molto anonimi, di plastica, con due manopoloni e due cavi che attaccavi uno alla tv e l’altro alla corrente. Non rovinava la tv, è ovvio. Quello che appariva sullo schermo era un rettangolo bianco ai bordi in mezzo al nero piu totale, con due piccole righe bianche, una per lato verticali, che andavano in su e in giù comandate ognuna da una delle manopole. un quadratino che viaggiava come una pallina rimbalzando sulle piccole righe bianche. Due giocatori,due manopole, due righe bianche. Se mancavi la pallina l’avversario faceva un punto. Basta. Lo chiamavano tennis. Nessuna istruzione, l’avrebbe capito chiunque.
Per un dodicenne dell’ultima generazione sarebbe una noia mortale, per noi era il massimo. Un’ottima occupazione in un giorno di pioggia. Quando c’era il sole, col cavolo che stavamo in casa.
Comunque, pensate che mio fratello dava retta al papà? noooo…
il vantaggio era che i nostri genitori lavoravano tutti e due, e io a volte ero affidata alla “matura” custodia di mio fratello (io sei anni, lui dodici). Così quel pomeriggio, in assenza dei nostri genitori, attaccammo tutto e giocammo, divertendoci come pazzi.Poi, tutti gli amici a casa, e mio fratello e io a rimettere tutto a posto, compreso il centrino di pizzo.
La sera, mio padre accende la tv e.. non si vede niente!! con la faccia di mio fratello imbiancata .. (”pork… non ho attaccato la presa dell’antenna!”)… “ECCOHAIATTACCATOQUELLEPORCHERIEALLATV!!!”
“mannò, papà è solo il cavo dell’antenna…”
“NONSIVEDENIENTEDISICUROE’ROTTA!”
“mannò, papà, guarda adesso funziona…”
“MMM.. COMUNQUE NON DOVEVI FARLO..”
“guarda che quei giochi non rovinano la tv…”
” COMuNquE doManI noN esci…”

Il crimine non paga.

Silvia Serpi

C'è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri.

Bruno Munari
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SCEGLI UNA PAROLA

L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza e’ limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo.

Albert Einstein