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Il vaso del rododendro

013

Da bambina ero strana (o forse ricca di fantasia a voi l’ardua sentenza), perché credo che nessuno sia riuscito a giocare e divertirsi con le cose con cui sono riuscita a giocare io!
Come tutti, anch’io avevo la Barbie, il surrogato di Cicciobello (perché l’originale costava troppo) e nonostante questo, spesso li mettevo da parte per giocare con oggetti di uso comune come bottoni, fili forti, oppure aghi di pino secchi.
Sì, avete letto benissimo, aghi di pino!

Nei caldi pomeriggi d’Agosto, nelle ore della siesta di tutto il parentado prima di ritornare al mare, andavo in giardino in cerca di aghi di pino e un pò d’ombra.
Per me i lunghi bastoncini secchi, legati assieme grazie ad una specie di capocchia nera, erano in realtà le fattezze di creature fatate: non avevano un volto, capelli da pettinare, ne si potevano prendere in braccio, eppure non mi annoiavo mai in loro compagnia. Il tavolo in giardino sotto il gazebo era il loro regno. Gli uomini di questa fantastica stirpe erano costituiti dagli aghi più massicci, la capocchia nera più grande e le punte piegate, simili a dei piedini. Le fanciulle indossavano vestiti fatti di petali di fiori caduti, (altrimenti sai che botte mi dava il babbo se mi beccava a strappare qualche petalo ai suoi adorati fiori!) al posto dei capelli avevano una corolla di “bocca di leone” messa al contrario e, come graziose ballerine, volteggiavano sulle punte.
Nessuna poteva raggiungere in garbo e bellezza le giovane principessa Isabò, con il suo vestito rosa fatto con la corolla di un fiore a forma di trombetta, e la testolina di una bocca di leone gialla.
Che bella storia d’amore ha vissuto con il principe Bertrand… poi le sue lunghe gambe si sono spezzate come il loro idillio per colpa del malvagio Ragùs, un guerriero stregone con un mantello magico fatto da una larga foglia color porpora… Al risveglio dei genitori, nascondevo tutto nel vaso del rododendro con molta delicatezza per evitare di fare una carneficina, o sgualcire e rovinare irrimediabilmente un vestito di qualche dama: erano creature immaginarie, ma con un forte senso estetico!

Chiara Noci

C'è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri.

Bruno Munari
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L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza e’ limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo.

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