ago 2, 2009 1
Fuori dal margine

Come la maggior parte dei bambini fortunati, anche io avevo una grande scatola di latta piena di pastelli colorati. Ma per la maggior parte del tempo le mie manine stringevano una matita-matita, come la chiamavo io, semplice grafite grigia.
In casa avevo un muretto di marmo grezzo variegato bianco e grigio, che separava la cucina dal salotto; mi mettevo in piedi sul divano, con i gomiti poggiati sul muretto a riempire di grigio gli spazi che mi sembravano troppo “vuoti”.
Le macchie di grafite si mimetizzavano perfettamente con il marmo e per molto tempo nessuno si accorse di niente.
Un giorno decisi di coinvolgere mia sorella nel fantastico gioco, che per me era diventato quasi un lavoro da decoratrice. Purtroppo lei non fu attenta quanto me, e il papà ci proibì di continuare l’opera.
Dopo qualche giorno le pareti della nostra cameretta furono rivestite di pannelli bianchi e io e mia sorella ricevemmo in regalo una scatola di grossi pennarelli profumati. “Disegnate pure sui muri” ci disse nostro papà. E così facemmo. Riempivamo di scarabocchi le pareti fino al soffitto (quasi) e se non ci piaceva, cancellavamo con un colpo di spugna.
Qualcuno aveva capito che per i bambini la carta non è mai abbastanza per sfogare la creatività.
Valentina Locatelli
