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Storie fantastiche da implementare

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Quando ero piccola parlavo, spesso, da sola. Un po’ qui e un po’ lì inventavo situazioni, costruivo un set adeguato, e impersonavo vite differenti assumendo di volta in volta l’identità del mio io preferito in ogni singolo giorno. Ero, alternativamente, la moglie di un minatore intenta a preparare “la comida”, una investigatrice sui passi del crimine, una danzatrice. Parlavo ad alta voce e interagivo coi fantasmi. Non era come avere amici immaginari. Era proprio un entrare in vite differenti, e sperimentare. Fuori da questo luogo di libertà assoluta, mi sarei fatta legare piuttosto che recitare o cantare in pubblico. Non era quindi un bisogno esibizionista, ma piuttosto la sperimentazione di una ipotesi narrativa, che colmasse un sentimento di esclusione e solitudine. Apparentemente socievole ed estroversa, ero nei fatti una bambina desiderosa di “storie” da implementare. Credo che questo, quando poi a 18 anni ho utilizzato i primi pc, ed a 22, 23 avuto il primo collegamento a Internet, e infine più avanti, quando ho scoperto la dimensione creativa e comunicazionale delle chat, mi abbia aiutato a riscoprire la dimensione “possibile” che viene ragalata dalla rete. la rete diventava, insomma, il luogo di rappresentazione delle storie, il luogo della narrazione possibile.

Sono stata una bambina che teneva diari, che raccoglieva oggetti e navigava, a 4 anni, come Butterfly con un kimono di sua madre per abito e mantello, rovesciando un tavolino ovale e trasformandolo in barchetta. ho scritto lettere e collezionato foto. Mi sentivo povera, insomma, forse non povera, ma per certo un po’ tagliata fuori dalle cose che “costavano” come iscriversi a una scuola di danza o comprare uno strumento musicale e pagare un insegnante per poter infine “andare”. Così, ho pensato, e penso ancora, che le parole dovessero servirmi come “materia prima e luogo”, ed i libri, a casa, non son mancati mai. Le parole e i libri, quindi, erano la riserva nella quale era possibile la mia creatività. In un certo senso, la rete, con la sua virtualizzazone dei luoghi e delle cose, è divenuta poi l’area possibile per “realizzare” l’impossibile. Per esempio per “stampare un libro” in 5 ore o per “costruire un suk”. Per dirla con Alice, un mercato per capi in pelle umana, e pensieri, e parole. Una seconda pelle.

Nerina Garofalo

C'è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri.

Bruno Munari
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L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza e’ limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo.

Albert Einstein